Archivio della Categoria 'Consigli Seo'

Domenica

7

Dic

2008

Lead engagment e web analytics

Nicola Briani parla di lead engagment e di misurabilità del marketing online. Il problema spesso è cosa andiamo a misurare.

Provenienze di una lead:
- accessi diretti (il brand è noto)
- campagne marketing (email, organico, ppc, referral, display)

Moltissimi acquisti arrivano da utenti che cercano il nome del sito “giglio.com” su Google.
su google analytics: _addIgnoredOrganic (”parole chiave da ignorare”)
Per saperne di più su analytics>>

Gli obiettivi di una campagna, che posso/voglio monitorare:
- visite
- lead primarie (da utente a cliente)
- lead secondarie (un prospect: ovvero un potenziale cliente)
- brand promotion

Gli utenti: nuovi visitatori, prospect o clienti?
Vorrei sapere la differenza di transazione eseguita, a seconda di che tipo di utente sia.

Il report ideale: dovrebbe misurare la capacità di generare i clienti (fra nuovi, prospect e clienti di ritorno) la capacità di generare prospect o di promuovere un brand.

Problemi: se io mi metto nei preferiti un sito dopo aver visto una campagna pay per click e poi a distanza di tempo faccio un acquisto, la mia conversione sarà assegnata al ppc oppure al posizionamento organico?

Nicola solleva diverse questioni, auspicando una maggior discussione sulla web analytics in Italia, fra gli esperti del settore.

E’ importante dotarsi di software di web analytics adeguati, che registrino le visite degli utenti in modo accurato e che possano ricostruire la storia di un visitatore, e quindi anche le sue conversioni.

KPI che vorrei da una campagna, in un report di marketing intelligence:

Domenica

7

Dic

2008

Site clinic: Enrico Altavilla al convegno GT

Enrico Altavilla, aka Low, seo di di Sems, al convegno Gt propone un intervento pratico: l’analisi in tempo reale di alcuni siti proposti dall’audience.

Il primo sito è un portale turistico: http://www.prontovacanze.net/

Prima proposta: inserire un menù di navigazione statico, identico, su tutte le pagine. Dare un ordinamento gerarchico aiuta il motore di ricerca a comprendere la tassonomia.  Tematizza il sito.
Un’altra annotazione riguarda le schede degli hotel: per l’alternative uscire da una logica di keyword e pensare di più all’utente.
es. “Hotel Serena Gatteo Mare : alberghi 3 stelle” non è molto pensato per gli utenti.
Le schede possono essere arricchite con testi che guardino anche alla long tail.
Nel tag description inserire una call to action.

Dopo questa prima analisi Enrico parla di link prefetching e del nuovo gadget apparso su google.com per poter “votare” i siti nelle serp, una volta loggati.

Dopo il sito turistico, Enrico analizza un network di domini di sottolivello (www.icitta.it), sottolineando i rischi di un sito di questo tipo, con il problema di contenuti unici.

Ultimo sito analizzato: il sito di un grossista di mobili (cucina, bagno, camere da letto) che vende ai clienti finali:  http://www.tregima.it/

Domenica

7

Dic

2008

SEO per il tuo modello di business

Michael Gawel di Seolab parla di seo per il modello di business.
La strategia seo che ha dato il successo su una tipologia di business può risultare controproducente negli altri settori.
Michael riflette sia su come trovare l’agenzia di web marketing giusta, che sul fatto che le aziende debbano scegliere clienti buoni.

Michael evidenzia come le potenzialità della seo dipendano dal modello di business e di come a volte sia meglio rifiutare i clienti con un modello di business sbagliato.Il punto è: il posizionamento su google è fine a sè stesso oppure è il risultato di un modello di business?

Se il mio obiettivo è raccogliere accessi da Google - ottenere link, senza costruire valore, ecco vari modi: registrazione nelle directory, scambio link, costruire un widget, ottenere link grazie alle conoscenze fatte, ottenere i link grazie all’acquisto di domini esistenti con una discreta link popularity, ottenere link grazie alla rete di siti di qualità già in possesso del proprietario, stabilire i rapporti commerciali (pagamento per link).

Il secondo approccio è costruire valore, Google mi serve, ma per emergere mi baso su altre cose.

ibsEsempio: per un ecommerce che vende libri, i contenuti saranno sicuramente duplicati (le descrizioni dei libri sono fornite da un fornitore uguale per tutti).  IBS fa una politica di brand, costruisce valore. Amazon ha un brand forte e un’esperienza di acquisto forte.

Per chi fa ecommerce: gli acquisti non provengono da accessi di Google (qualcuno compra perchè capita sul sito), ma dalla notorietà del brand.

Sabato

6

Dic

2008

Cesarino Morellato al convegno GT

Il futuro speriamo che sia miglioreDopo l’ottimo intervento di Nereo e un case history di Piersante, come sempre illuminante, è il turno di  Cesarino Morellato.

Un progetto dovrebbe essere composto da: obiettivi, misurazioni, cambiamenti, misurazioni.

Spesso i clienti non sanno quali siano gli obiettivi. Se chiedi a un cliente: Vuoi aumentare le visite? il tempo speso nel sito? le vendite? A quel punto il cliente chiede tutto!

Analytics ci dice dove intervenire ma non cosaperchè.

Una cosa importante è definire con il cliente le metriche di misurazione. Alcune aziende hanno 4-5 strumenti di statistiche! Alla faccia dei tempi di risposta del bot. Importanza della misurazione.

Differenza fra google analytics e google adwords. Grosse differenze nei dati.

Due case history.
Primo caso. I rimbalzi su un sito.
Periodo da 27 maggio al 16 luglio.
Rimbalzi provenienti da visite naturali 56% e quelle ppc hanno il 63% di rimbalzi. Campanello di allarme! Il ppc costa.
Le visite del ppc: un tempo medio di 1 minuto.
Le visite del naturale: tempo medio 2′ 25” minuti.
Analisi del keyword set. Per sistemare la lista di keyword negative. Rimuovere le keyword dalle campagne annunci.

Tolte quelle keyword i rimbalzi sono scesi, arrivando a una percentuale simile a quella del seo naturale.

Secondo caso.
Progetto di ottimizzazione video.
I tag sul video dovrebbero avere un nesso logico col video, e anche semantico. La descrizione dovrebbe essere fatta a modo e non una mera scritta commerciale.
Tolti alcuni tag e fatta una descrizione a modo: i tag erano presenti nella descrizione. “per il fitness in casa come in palestra, per eseguire..”

Lunedì

21

Apr

2008

Le competenze professionali di un seo

Spesso si pensa che un bravo seo debba conoscere linguaggi di programmazione e il funzionamento tecnico del sito, di Internet, del protocollo TCP/IP. Vero, ma non bastano queste competenze tecniche per fare un buon seo.
Le piattaforme di User Generated Contents permettono a chiunque di pubblicare contenuti e di intervenire su alcuni parti del codice, per assurdo senza nemmeno sapere cosa queste indichino.
Con la stessa semplicità chiunque può attivare una campagna di pay per click, scegliendo le keyword e scrivendo gli annunci. Facile e immediato.

Ma scegliere le keyword che convertono in un contesto competitivo, dinamico, mutevole e che funziona con meccanismi di rilancio tipico delle aste, può essere molto più complicato. In caso di fallimento si rischia di spendere soldi senza avere ritorni.
Non è da tutti esser capaci di tradurre obiettivi in risultati, strategie, tattiche.
Saper scrivere bene dal punto di vista seo, magari anche in altre lingue, è una qualità più unica che rara.

Inoltre ci vuole esperienza per arrivare a gestire bene una campagna a livello professionale. Di base serve una naturale predisposizione per la comunicazione, la sensibilità al marketing e al copywriting.
Se le competenze più tecniche possono essere apprese, questo approccio sem oriented e la ricchezza data dall’esperienza giornaliera nel gestire campagne e clienti non è insegnato nè dai corsi di web marketing, nè tantomeno all’Università.

Nel 2008 sono ancora di più le persone a fare la differenza nel successo di una campagna. Anche se la tecnologia va avanti, sono le decisioni strategiche e a volte creative che le persone fanno, che permettono di raggiungere certi risultati.

Mercoledì

19

Mar

2008

SEO: come scegliere le parole chiave

La scelta delle parole chiave, per chi fa posizionamento sui motori di ricerca, è una delle fasi fondamentali che condiziona in modo sostanziale l’esito della promozione ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

In questo post, vedremo come strutturare nel migliore dei modi una promozione SEO basata sulle parole chiave.

A questo punto, quali sono le parole chiave con le quali posizionarsi?

• Quelle che generano più visite.
• Quelle più semplici da posizionare.
• Quelle utilizzate da tutti e dai miei competitors.

Nessuna di queste risposte è corretta. Difatti, le keywords migliori sono quelle che ci permettono di raggiungere al meglio gli obiettivi che ci siamo preposti, con un buon compromesso fra gli investimenti da sostenere ed i risultati raccolti (ROI – Ritorno dell’investimento).

In questi termini, le parole chiavi ideali sono quelle che risultano essere le più ricercate, che portano il maggior numero di risultati e con livelli di concorrenza non elevati (dove è più facile ottenere il posizionamento e mantenerlo nel tempo).

Dove trovare ispirazione per la ricerca delle giuste parole chiave:

Analisi della concorrenza: come visto in precedenza
Suggeritori di parole (i migliori):
- Google: https://adwords.google.com/select/KeywordToolExternal
- Yahoo: http://www.inventory.overture.com/d/searchinventory/suggestion/?mkt=it
- SEO-Book: http://tools.seobook.com/general/keyword/
Questi permettono di ottenere anche un’idea di concorrenza (basata su quella del Pay per Click) e dei volume di ricerca (da prendere sempre con le pinze).
Espansione della query: questa tecnica permette di vedere come il motore associa determinate parole chiave ad altre similari oppure sinonimi. Per trovare nuove parole basta usare l’operatore ‘ ~ ’ prima della parola chiave e sottraendo di volta in volta le parole evidenziate da Google.
Ad esempio: se vogliamo trovare l’espansione della query della keywords “web”, ricerchiamo in Google questa stringa: ~web –web (espandiamo query per “web” ed eliminiamo tutti i risultati che contengono “web” per far emergere gli altri termini).

Martedì

18

Mar

2008

Doorways e Landing page

Un amico che sa che mi “occupo” di web marketing mi ha chiesto un parere su un preventivo che gli hanno sottoposto per la promozione del suo sito sui Motori di Ricerca.
Non farò nomi, ma è una piccola web agency (che non conoscevo) che fa anche attività seo e che non compare nemmeno nelle prime 4 o 5 pagine di Google con il proprio sito. (Buffo che il mio amico non abbia pensato a fare questa prova, ma è come dire… se non riesci a posizionare te stesso come puoi pensare di lavorare bene sugli altri?)
In ogni caso non è questo il punto che ha attirato la mia attenzione.

Nel contratto lungo e dettagliato c’era un passaggio relativo al modo di lavorare previsto.
In particolare si diceva che per ottenere un buon posizionamento in tempi rapidi, sarebbe stata realizzata “una pagina di atterraggio, che si chiama Landing Page“, che è particolarmente gradita a Google e garantisce ottimi risultati.
Tale pagina non risiede sul sito del cliente. (ma non viene specificato dove si trovi)

Ora, senza voler fare una lezione su cosa sia una landing page (ovvero una pagina studiata sì per catturare il visitatore che proviene da una campagna marketing di qualsiasi tipo, ma che ha in genere un preciso obiettivo, esplicitato dalla call to action e in genere risiede SUL sito del cliente)  è evidente che quanto proposto mi pare più una doorway page piuttosto che una landing.