Di:Riccardo-Perini
Twitter, il noto servizio di social network e microblogging creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco, sta crescendo a ritmi vertiginosi.
Come è possibile notare nel grafico “Tweets per Day”, tratto dal Blog di Twitter, a gennaio 2010 si è registrata una media di 50 milioni di tweets al giorno (circa 600 tweets al secondo!). Questo significa un aumento del 1400% rispetto a gennaio 2009, quando i tweet giornalieri erano circa 2,5 milioni (nel 2008 la media era di 300.000 tweet al giorno e nel 2007 di 5.000).

Ma chi utilizza realmente Twitter?
Secondo un recente studio di Barracuda Labs, svolto su un campione di quasi 19 milioni di account Twitter, gli utenti stanno utilizzando Twitter in maniera più attiva, anche se solo il 21% di loro può essere definito un “True Twitter User”, cioè un utente che ha almeno 10 followers, che segue più di 10 utenti e che ha twittato qualcosa almeno 10 volte.
Cosa significa quindi che gli utenti sono più attivi su Twitter? Semplicemente che, rispetto ad un anno fa, gli utenti seguono più account, sono seguiti da più persone e twittano di più.
Numero di Follower: a inizio 2010 gli account Twitter che non hanno neanche un Follower sono il 17% del totale (a giugno 2009 la percentuale era del 30%), mentre il 61% ha meno di 5 follower (80% a giugno 2009) e il 74% ha meno di 10 followers (a giugno 2009 erano l’80%).
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Di:Riccardo-Perini
A inizio febbraio 2010 Google ha lanciato un nuovo servizio “social”: Google Buzz.
Il servizio, in questa fase iniziale, è stato integrato in Gmail. In pratica BigG ha trasformato la nostra casella di posta in una sorta di social network, una via di mezzo tra Facebook e FriendFeed.
Il pay-off utilizzato da Google per Buzz è “Oltre i messaggi di stato“. Con Google Buzz, infatti, oltre ai propri aggiornamenti, è possibile condividere foto, video ed iniziare conversazioni con i propri contatti. Google Buzz estrae automaticamente le immagini dai link, riproduce i video inline, e permette di sfogliare rapidamente le foto in formato grande.
Inoltre si può collegare Google Buzz con i propri account Flickr, Picasa, Twitter, Google Reader, e altri ancora.
Il fatto che non sia possibile collegare il proprio account Facebook con Google Buzz lascia pensare ad un possibile dualismo tra i due servizi, soprattutto dopo l’acquisto di FriendFeed da parte di Facebook. Gli account Gmail attivi sono circa 176 milioni e difficilmente Buzz riuscirà a rubare quote di mercato significative a Facebook, che conta circa 400 milioni di utenti.
Subito dopo il lancio di Buzz si sono sviluppate due correnti di pensiero: quelli che lo vedevano come un utile strumento, una valida alternativa a Facebook, Twitter e FriendFeed, e quelli che invece vedevano Google Buzz come una minaccia per la loro privacy.
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Di:enrico
Tutti fanno le previsioni a fine anno. Io invece sono pigro e, non solo le faccio faccio con 2 mesi di ritardo, ma anche per 2 anni di anticipo !
Allacciatevi le cinture perche’, le previsioni che sto’ per sparare, faranno drizzare i capelli a molti.
Il 2010 e 2011 saranno due anni indimenticabili. In tutti i sensi. Vedremo dei cambiamenti economici, sociali e politici spettacolari. E di riflesso, dei grossi cambiamenti anche nel Web.
Ne ho gia’ parlato in diverse occasioni, in particolare quando ho portato la mia visione di Web 3.0. Ma qui faro’ un breve riassunto piu’ dettagliato, di cio’ che mi aspetto in questi 2 anni:
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CRISI ECONOMICA = l’Apocalisse
Il primo grosso cambiamento per il 2010 e 2011 sara’ di natura economica. Assisteremo ad un tracollo dei mercati finanziari e, di conseguenza, ad un implosione dell’economia mondiale di proporzioni indimenticabili.
Il ‘29 sarà, a confronto, un piacevole ricordo. La favola de “il peggio e’ passato” che ci hanno raccontato negli ultimi mesi, verra’ presto dimenticata.
A sostituirla ci sara’ la rabbia della massa che ha creduto alla favola, che ha perso il posto di lavoro o che c’ha rimesso i risparmi di una vita in borsa o in una delle (tante) banche insolventi. Gli “esperti” della finanza e della politica si chiederanno come sia potuto succedere (anche se era tutto chiaro e prevedibile da anni). Ma qualcuno iniziera’ a “risvegliarsi”.
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Di:stefano-piotto
Andrea Barchiesi è Managing Director presso Reputation Manager, un marchio di ActValue Consulting & Solutions specializzato nelle tematiche reputazionali e di brand monitoring. Qualcuno lo avrà già conosciuto allo IAB Forum 2009, durante il workshop del 3 novembre, intitolato “Misurazione dei ritorni e degli impatti del Buzz Marketing”. Proprio il buzz è uno dei temi più caldi nel complesso panorama del web 2.0 in cui clienti e agenzie si muovono spesso con una certa fatica, relativa sia alle attività da intraprendere, sia alla misurabilità dei KPI: siamo partiti con la mini intervista precisamente da quest’ultimo punto.
Nella misurazione di un’attività di buzz marketing si privilegiano criteri qualitativi o quantitativi?
Possiamo dire i criteri quantitativi si costruiscono su quelli qualitativi. A monte di ogni campagna di buzz è necessaria la definizione di una metodologia di intervento multicanale incentrata su: obiettivo della campagna (informare, lenire criticità, promuovere), il modello di business dell’oggetto da “buzzare”, la sua relazione con i target di riferimento. La strategia così pianificata ci consente di individuare i luoghi e gli oggetti di discussione e confronto, così da poter stimare in termini quali-quantitativi l’effettivo impatto del buzz marketing in base alla relazione tra tipologia di stimolazione e feedback ricevuti.
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Di:stefano-piotto
Dire che il web 2.0 facilita l’autopromozione può sembrare scontato. Blog e social network concedono a chiunque quel “quarto d’ora di celebrità” che prima era magari conquistato con molta più fatica e a caro prezzo. Oggi promuoversi sembra molto più semplice rispetto all’epoca del cartaceo e del web 1.0.
L’informazione viaggia molto velocemente e, grazie alla molteplicità di canali, è facile diffondere il proprio messaggio ed amplificarlo: basta pensare a come sia facile scrivere un post e segnalarlo ai vari aggregatori che portano traffico o ai social più frequentati come Facebook e Twitter. C’è chi automatizza il processo di diffusione grazie alle varie applicazioni per feed: tecnicamente è un percorso ineccepibile.
Ma a volte proprio la possibilità di dare eco al proprio messaggio diventa una bramosia così grande che copre il contenuto del messaggio stesso. Il desiderio di amplificazione, di aumento delle basi di ascolto, porta spesso a seguire cliché di successo che uccidono l’originalità. Il riportare la stessa notizia, la stessa opinione, lo stesso link, solo per mettersi in luce su piazze virtuali diverse, non è affatto social, anzi, nella sua degenerazione è anti-social, è quello che nel titolo del post ho chiamato “ecoismo”: la voglia matta di occupare gli spazi sociali con i propri contenuti, qualcosa di simile all’opera dei graffitari più spinti e border line, che deturpano con le proprie scritte i monumenti famosi. Esserci, mettere la firma, apparire: quando l’autopromozione si ferma qui, dimenticando il ruolo fondamentale dei contenuti e della maniera di porsi e relazionarsi, allora diventa “ecoismo”.
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Di:stefano-piotto
Ha suscitato molta eco l’iniziativa dell’agency australiana uSocial di inserire tra i suoi servizi la possibilità di comprare amici e fans su Facebook. Si è acceso un dibattito sulla legittimità di un tale servizio, da cui Facebook ha preso subito le distanze nel tentativo di difendere quella “spontaneità” che il web marketing più “spinto” sembra minare ogni giorno. Sulla vicenda si possono fare molteplici commenti ma mi concentrerò principalmente su un punto: la differenza tra gli amici ed il concetto di amicizia.
Partiamo dagli amici: in un social network la definizione è fuorviante, soprattutto se si resta ancorati alla classica definizione di amico come persona con cui si ha un legame di affetto molto stretto. Ricordiamo, in primo luogo, che Facebook ci rappresenta, ci raffigura solamente: per quanto ci sforziamo noi non siamo mai del tutto quello che facciamo vedere su Facebook. Nella dimensione dell’apparenza, del fenomeno, della rappresentazione, la persona diventa personaggio ed anche il concetto di amico sfuma. Un profilo diventa mio amico semplicemente perché ha il mio stesso cognome o magari perché tifa per la stessa squadra. Posso avere molti amici che non conosco nemmeno di persona, con il proliferare di finti account posso giungere addirittura ad avere amici inesistenti, puri fantasmi con un nome che ottiene il semplice risultato di aumentare di un numero la casella degli amici.
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Di:enrico
Eccoci qui! Finalmente arrivano i messaggi rassicuratori che tutti stavamo aspettando: il peggio e’ passato, la crisi economica sara’ ormai solo un ricordo! E preparatevi perche’ questo sara’ il nuovo “mantra” dei prossimi giorni.
Peccato pero’, che quando i Media e i Politici iniziano a dirti che “il peggio e’ passato…” (vedia ad esempio questo o questo) allora e’ un chiaro segnale che e’ meglio iniziare a preoccuparsi.
Ne avevo gia’ parlato durante l’intervento sul Web 3.0 a Roma e Milano ma, personalmente, ritengo che la vera mazzata economica (e di conseguenza anche sociale, politica, etc.) debba ancora arrivare. Ma non manca molto.
Credo infatti che, questa volta, la crisi economica che sta per colpirci non sara’ dura, ne’ difficile. Sara’ semplicemente devastante. Molto piu’ di quella che abbiamo vissuto finora.
Non discutero’ nuovamente qui le premesse, le motivazioni e i dettagli del perche’ di questa mia visione. La buona notizia pero’ e’ che, se questa questa crisi economica si dovesse verificare (come credo), magari combinata con altre crisi (sociali, culturali, religiose, etc.) che seguiranno a ruota, sulla “spinta” di quella economica, bhe… alla lunga ci saranno molte ripercussioni positive.
Prima fra tutte il fatto che molte persone, che ancora credono alle favole, si risveglieranno.
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