Di:elena
Ieri c’è stata la giornata a Roma di IAB FORUM, l’evento dedicato al mondo dell’advertising online organizzato da IAB Italia.
Una scommessa quella degli organizzatori (fra tutti Layla Pavone e Mauro Lupi) vinta con successo, a giudicare da quanto piena fosse la sala plenaria. Un po’ più ridotti gli spazi (pochi espositori, niente seminari) ma comunque tanti argomenti, tante domande e tanta voglia di capire da parte delle aziende.
Si è parlato (ancora) di web 2.0, di social networks, di dialogo fra aziende e consumatori, di viral, di video… ma anche del bisogno di capire come usare tutte queste potenzialità. Le aziende hanno compreso la necessità di investire su Internet ma non riescono ancora a padroneggiare certi termini e strumenti. Chiedono ai centri media e alle agenzie di aiutarle. Queste ultime invece vogliono dalle aziende un atteggiamento sì aperto, desideroso di sperimentare, ma anche la capacità di accettare una maggior semplicità (basta con l’idea del “famolo viral!”).
Nella mattinata oltre agli interventi di Montemagno, di Layla Pavone e di Vito di Bari (con le 10 problematiche/opportunità del web), c’è stata la presentazione di AUDIWEB il sistema che dovrebbe garantire la produzione di un sistema censuario dei dati relativi a Internet che sia il più possibile aderente alla realtà. Ci tornero’ in un prossimo post con alcuni dati riportati e la metodologia d’intervento.
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Di:marco-massara
Nel campo “A:” è presente il destinatario(i) del messaggio. Il valore comunicativo di questo
campo sta nel fatto che indica il principale ricevente dell’e-mail. E questo, sembra, ma non è affatto scontato! A partire da quando il destinatario è uno sconosciuto, un amico, un cliente, quel cliente…

Se nel campo troviamo: “A:roberto@aol.com”, significa che il messaggio è per un certo determinato Roberto, che innanzitutto è per lui che il messaggio è stato scritto e inviato: qualcuno ha fatto la “fatica” di aprire un client, aprire, scrivere e inviare un messaggio pensando proprio a quel Roberto.
Poi, magari a riscritto un messaggio simile anche a Maria, ma questo è un altro conto…: la comunicazione precedente è stata sicuramente rafforzata dalla personalizzazione.
Se invece abbiamo un Header con “A: andrea@planet.com; roberto@aol.com;
isabella@inwind.it;…“, il valore personale della comunicazione può essere gravemente
compromesso (soprattutto se Roberto non conosce gli altri destinatari), a meno che non si
tratti di un gruppo già predefinito (es.: Mailng Lists o un gruppo di ricerca).
Consideriamo ora il seguente Header:
Da: Paolo.M.Baro@nokia.it
A: president@ibm.com
Cc: simon.black@ibm.com; claire.stone@ibm.com
Oggetto: about our business
Il campo Carbon Copy (Cc) crea una gerarchia fra i destinatari: il messaggio è innanzitutto per il presidente dell’azienda ma interessa in qualche modo anche i suoi collaboratori Black e Stone (di solito i contatti di un rapporto di lavoro vengono accordati in precedenza).
Se l’Header invece fosse:
Da: Paul.M.Baro@nokia.it
A: president@ibm.com; simon.black@ibm.com; claire.stone@ibm.com
Cc:
Oggetto: Our Business
il presidente e i collaboratori verrebbero messi sullo stesso piano, il valore della comunicazione cambierebbe radicalmente, con possibili conseguenze nel rapporto mittente-presidente.
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Di:lorenzo-rossi
Si è parlato spesso di Landing page su questo blog. Sono uno degli elementi importanti di qualsiasi azione di web marketing, perchè permettono di convogliare i visitatori che arrivano da banner, newsletter, pay per click, su un obiettivo specifico, la call to action.
Una discussione molto sentita è quella della lunghezza ottimale e la forma delle landing page: è meglio una landing page lunga e piena di testo? oppure breve e diretta all’azione?
è consigliabile una landing piena di link in uscita di approfondimento oppure assolutamente priva di link per non distrarre il navigatore?
Al di là di questo, finora non avevo mai letto di landing sviluppate in orizzontale. Ecco perchè sono rimasto sorpreso di leggere sul blog di Enrico Ladogana:
(…)ho pensato ad una landing che si sviluppa in orizzontale: (…) il movimento viene realizzato tramite un javascript che permette di ottenere uno scroll morbido (viene quindi rispettato il principio universale secondo il quale l’utente non deve utilizzare la barra di scorrimento orizzontale del browser quando naviga). Da un’altra angolazione pensate a quattro o più pagine web affiancate tra loro, ciascuna dotate di testo, immagini e link che, tramite un gradevole effetto di scrolling, permettano di raggiungere le successive.
Non riesco a immaginare una landing di questo tipo, ma ne sono affascinato.
Se qualcuno ha sviluppato qualcosa di simile mi linki l’url.
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Di:elena
Spesso si pensa che un bravo seo debba conoscere linguaggi di programmazione e il funzionamento tecnico del sito, di Internet, del protocollo TCP/IP. Vero, ma non bastano queste competenze tecniche per fare un buon seo.
Le piattaforme di User Generated Contents permettono a chiunque di pubblicare contenuti e di intervenire su alcuni parti del codice, per assurdo senza nemmeno sapere cosa queste indichino.
Con la stessa semplicità chiunque può attivare una campagna di pay per click, scegliendo le keyword e scrivendo gli annunci. Facile e immediato.
Ma scegliere le keyword che convertono in un contesto competitivo, dinamico, mutevole e che funziona con meccanismi di rilancio tipico delle aste, può essere molto più complicato. In caso di fallimento si rischia di spendere soldi senza avere ritorni.
Non è da tutti esser capaci di tradurre obiettivi in risultati, strategie, tattiche.
Saper scrivere bene dal punto di vista seo, magari anche in altre lingue, è una qualità più unica che rara.
Inoltre ci vuole esperienza per arrivare a gestire bene una campagna a livello professionale. Di base serve una naturale predisposizione per la comunicazione, la sensibilità al marketing e al copywriting.
Se le competenze più tecniche possono essere apprese, questo approccio sem oriented e la ricchezza data dall’esperienza giornaliera nel gestire campagne e clienti non è insegnato nè dai corsi di web marketing, nè tantomeno all’Università.
Nel 2008 sono ancora di più le persone a fare la differenza nel successo di una campagna. Anche se la tecnologia va avanti, sono le decisioni strategiche e a volte creative che le persone fanno, che permettono di raggiungere certi risultati.
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Di:marco-de-alberti
Se il cliente non vuole rifare il sito la scelta più frequente è quella di creare delle pagine studiate apposta per i motori di ricerca (landing pages). Ma si può fare di più. Vediamo come
Caso frequente. Un azienda vuole migliorare il suo posizionamento sui motori ma non ne vuole sapere di rifare il sito.
Perché soddisfatta dell’immagine grafica, perché ha appena rifatto il sito o per mille altre ragioni.
Quali sono allora le possibilità ? Due le principali strade (che possono anche essere intraprese in parallelo)
• Si cerca di ottimizzare le pagine presenti nel sito. Questo accade ad esempio quando sono presenti pagine generate dinamicamente con troppi parametri – come ad esempio www.mercatoglobale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=604&Itemid=32
Oppure ancora quando sono le pagine non sono complete dei tag HTML necessari per la corretta indicizzazione, come il tag Title o il tag Description.
• In genere soprattutto se il sito è povero di contenuti, si creano delle pagine specifiche, studiate appositamente per i motori (landing pages), che contengono al loro interno le parole-chiave strategiche per il posizionamento del sito.
La creazione di landing pages realizzate con corretti criteri, sia da un punto di vista dei testi (presenza delle parole-chiave e di loro sinonimi, testi originali e ben scritti, invito all’azione chiaro ed esplicito) che da un punto di vista grafico (impostazione grafica simile a quella del sito originario) porta sicuramente a risultati positivi nel tempo. Ma presenta anche qualche limite:
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Di:elena
Sulla home page del Time campeggia una bella classifica: i 25 migliori blog al mondo. Le parole di Tom McNichol sono abbastanza chiare:
From millions of blogs about nothing, we’ve selected the 25 best about something—from politics and global affairs to shopping and sports. And, yes, we’ve got a few about nothing, too
E così dopo aver selezionato alcuni dei migliori blog a livello mondiale, hanno lasciato la parola e il voto ai lettori.
E incredibilmente accanto a mostri sacri quali Engadget (il paradiso degli amanti dei gadget), Boing Boing (altro sito noto ai geek che frequentano la Rete) e ai vari blog politici (Ace od Spades HQ e Daily Kos) appare pure il blog di un italiano: Beppe Grillo! che si aggiudica niente meno che il primo posto.
Nella pagina a lui dedicata si legge:
Beppe Grillo, a popular Italian comedian, actor, and political satirist, writes one of the few non-English language blogs that’s become wildly popular worldwide. That’s because Grillo speaks the international language of outrage. On a typical day, Grillo’s blog may call for Germany to declare war on Italy, or failing that, for Italy to boycott the upcoming Olympic Games in China, or for a prominent politician to stop acting like a “Psycho-dwarf.” Most of the outrage has a political point — the Beppe blog features a regularly updated list of members of the Italian Parliament who have been convicted, and frequently calls for tainted politicians to resign from office. Last September, Grillo used his blog to rally marchers in nearly 300 Italian towns for his “Fuck Off Day,” to encourage citizens to forcibly remove from office members of the Italian Parliament who have criminal convictions. The rally was such a hit that a second round is planned for April 25th. America could use a political satirist fueled by this sort of outrage, but for now, there’s Beppe.
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Di:AAA Copywriter

A giugno si aprono le iscrizioni per
CREATIVES ARE BAD,
mostra sulla comunicazione rifiutata
Perché di questo si tratta, della terza edizione di un’esposizione di pubblicità e di progettazione grafica rifiutate dai clienti o censurati una volta pubblicati. Lavori che il fruitore finale non ha mai potuto vedere o sentire. Lavori rimasti chiusi nei cassetti dei creativi, incapaci di interpretare le aspettative del cliente, troppo sognatori, troppo fantasiosi, troppo… “cattivi”.
Il bando per l’edizione 2008 è appena stato pubblicato, ma già si pensa di estendere anche al web e ai nuovi media i lavori ammissibili. Ora tocca ai creativi esorcizzare i tabù e scaricare le frustrazioni di lavori che i clienti non hanno voluto utilizzare, oppure che la censura ha fatto ritirare, trovandoli troppo “audaci” per essere mostrati al pubblico.

CREATIVES ARE BAD è un’occasione unica per conoscere e far conoscere pubblicità o lavori di progettazione grafica altrimenti sconosciuti ma anche per discutere delle problematiche legate al mondo della comunicazione. Perché determinati lavori vengono rifiutati? Scarso livello qualitativo, agenzie sorde alle esigenze del cliente, committenza con scarsa cultura della comunicazione, o clienti troppo intrusivi nel lavoro dell’agenzia? CREATIVES ARE BAD è dialogo. Conversazione tra agenzie, committenza e utente finale.
La partecipazione alla mostra è aperta a tutti gli studi di progettazione della comunicazione visiva ed alle agenzie di comunicazione d’Italia, che potranno proporre solo opere mai apparse in pubblico perché presentate ai clienti e rifiutate dagli stessi, o lavori realizzati, proposti in pubblico, censurati e quindi ritirati.
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