Lunedì

21

Apr

2008

Le competenze professionali di un seo

Spesso si pensa che un bravo seo debba conoscere linguaggi di programmazione e il funzionamento tecnico del sito, di Internet, del protocollo TCP/IP. Vero, ma non bastano queste competenze tecniche per fare un buon seo.
Le piattaforme di User Generated Contents permettono a chiunque di pubblicare contenuti e di intervenire su alcuni parti del codice, per assurdo senza nemmeno sapere cosa queste indichino.
Con la stessa semplicità chiunque può attivare una campagna di pay per click, scegliendo le keyword e scrivendo gli annunci. Facile e immediato.

Ma scegliere le keyword che convertono in un contesto competitivo, dinamico, mutevole e che funziona con meccanismi di rilancio tipico delle aste, può essere molto più complicato. In caso di fallimento si rischia di spendere soldi senza avere ritorni.
Non è da tutti esser capaci di tradurre obiettivi in risultati, strategie, tattiche.
Saper scrivere bene dal punto di vista seo, magari anche in altre lingue, è una qualità più unica che rara.

Inoltre ci vuole esperienza per arrivare a gestire bene una campagna a livello professionale. Di base serve una naturale predisposizione per la comunicazione, la sensibilità al marketing e al copywriting.
Se le competenze più tecniche possono essere apprese, questo approccio sem oriented e la ricchezza data dall’esperienza giornaliera nel gestire campagne e clienti non è insegnato nè dai corsi di web marketing, nè tantomeno all’Università.

Nel 2008 sono ancora di più le persone a fare la differenza nel successo di una campagna. Anche se la tecnologia va avanti, sono le decisioni strategiche e a volte creative che le persone fanno, che permettono di raggiungere certi risultati.

Venerdì

14

Dic

2007

cloud computing : computer obliquo = accesso : privacy?

Filosofia è il concetto dietro al quale i responsabili marketing e i web marketing manager spesso si riparano per dare spiegazioni coerenti alle evoluzioni sui mercati tecnologici. Soprattutto in campo pubblicitario e advertising. Quindi da garanti della corretta sovrapposizione tra il Mercato, il Consumatore e l’Azienda, si trasformano in paladini della buona creatività (e del fatturato!).
Giusto così! Come potrei essere in disaccordo…
Bene, esistono molte persone, tra cui il sottoscritto, che propugnano da molto tempo la delocalizzazione in remoto di tutte le “risorse aziendali (in prima analisi i files) al fine di poterle utilizzare sempre e ovunque senza vincoli e barriere spazio-temporali. Non posso negare anche che in questo processo e nello sviluppo di quest’idea mi siano stati di aiuto i miei primi 6 anni di lavoro (32enne) in alcune tra le multinazionali più organizzate e tecnologiche sul mercato.

Ma disimpegnandomi un attimo dalle mie idee, apprezzo ancora di più la comunicazione, ormai più di un sussurro, di come Google abbia avviato ufficialmente il progetto “My Stuff”, con l’obiettivo di mettere nelle condizioni tutti gli utenti che desidereranno caricare i contenuti dei propri hard disk in remoto, di poterlo fare online su server proprietari in un qualche luogo degli States: gratuitamente. Si vuole più spazio remoto, si paga qualche dollaro. Ma chi tra gli operatori del web marketing non sarebbe disposto a pagare un piccolo prezzo per avere accesso ovunque? Le fonti, quindi sono autorevoli e i giocatori in campo sono di peso e di caratura mediatica notevole, da Google a IBM, da Microsoft a Yahoo! e Amazon: è ufficiale la presa di posizione del motore di ricerca di “aprire” il Mondo ad un nuovo standard.

Venerdì

30

Nov

2007

Marketing o Web Marketing: da dove iniziare?

Quando 9 anni decisi di mollare il mio lavoro (sicuro) di dipendente per mettermi in proprio e fare il consulente di Web Marketing, fui spinto da un “sogno”.

Quel sogno era iniziato il giorno in cui, per caso, sentii da un caro amico questa frase: “Fai il lavoro che ti piace… e smetterai di lavorare!”Marketing: corsi e libri

In effetti per me oggi quel sogno si e’ realizzato. Pur lavorando come un mulo giorno e notte, mi diverto e mi appassiono a tal punto da vivere la mia professione piu’ come un hobby che come un “lavoro”.

Ma e’ anche vero che non si vive di soli sogni. Cosi’ come, lavorare come muli, non sempre ripaga (anzi a volte i muli prendono troppi calci in quel posto ;-)). Nel mio caso, quando 9 anni fa decisi di mettermi in proprio, l’elemento critico per la mia carriera professionale non fu tanto la profonda conoscenza di internet (dal 1995 smanettavo tra BBS e Web) quanto piuttosto la conoscenza dei fondamenti di Marketing.

Sto parlando di “Marketing” tradizionale non di web marketing.

Infatti, per quanto queste 2 materie vadano a braccetto, il web marketing rappresenta un’evoluzione del marketing tradizionale. Chi oggi conosce i fondamenti del Marketing tradizionale puo’ comprendere meglio le strategie di web marketing ma, soprattutto, puo’ dialogare in modo molto piu’ “efficace e diretto” con le aziende e gli altri consulenti.

Giovedì

22

Nov

2007

Aziende e Second Life: nuove prospettive di business o solo flop?

Second Life In Italia il 2007 è stato l’anno del boom di Second Life, un mondo virtuale tridimensionale ideato dalla società americana Linden Lab nel 2003 che si è rivelato come un trionfo senza precedenti, capace di aprire le porte a nuove forme di conoscenza, di interazione personale e di business.
Molti ne hanno discusso, moltissimi ne sono rimasti affascinati, quasi tutti hanno scelto di esserci. Ma cosa resta oggi – a distanza di quattro anni dalla sua nascita e dopo un anno dal suo esordio italiano – di questo mondo fittizio nel quale vivere – appunto - una “second life”? Improvvisamente l’attenzione di esperti di marketing, di nuove tecnologie, ma anche i media sembrano aver spostato l’attenzione altrove. Era solo una moda destinata a svanire come una bolla di sapone? Per molti di sicuro lo è stato. Ma per molti altri probabilmente no. Non è un caso infatti che aziende del calibro della Coca Cola, della IBM, della Nike, della Microsoft e tante tante altre abbiano scelto di investire cifre considerevoli nella costruzione di una sede parallela in questo mondo virtuale.
Al di là delle implicazioni psicologiche e sociali, Second Life ancora oggi si rivela essere il punto di partenza ideale per nuove ed innovative strategie di marketing. Il Second Life che conosciamo oggi forse si è depurato di quella patina da videogioco di massa che sembrava avere durante i primi mesi del suo boom italiano: ciò che rimane è un’eccellente vetrina capace di consentire alle aziende, siano esse multinazionali o PMI, di intraprendere nuove azioni di marketing e di dimostrare ai loro potenziali clienti una versatilità ed una sensibilità verso le nuove tecnologie assolutamente unica nel suo genere.

Venerdì

9

Nov

2007

Lo spot che non ti aspetti: time 2 market, competitor e opportunità future.

Si conclude la saga dedicata a Blyk. Come ricordato, Blyk è un particolare operatore virtuale che si rivolgerà a partire dalla prossima estate a clienti tra i 16 e i 24 anni: da quella data, i ragazzi inglesi avranno l’opportunità di farsi ricaricare il telefonino rendendosi disponibili a ricevere pubblicità sul loro cellulare. L’offerta inglese prevede 217 SMS e circa 40 minuti di telefonate nazionali gratuiti.Il target giovane è certamente confermato dal numero elevato di SMS/MMS a costo zero: unica condizione per partecipare è avere tra i 16 e i 24 anni, appunto. In Inghilterra Blyk userà la rete Orange, con possibili accordi annunciati a breve anche con Nokia e Siemens: con questa strategia Blyk potrebbe godere di una delle migliori e più capillari infrastrutture di rete d’ Europa… In realtà, l’idea di scambiare pubblicità con telefonate è già stata utilizzata negli States da Virgin Mobile: 330 mila dei suoi 4,8 milioni di clienti hanno accettato di vedere spot in cambio di chiamate gratuite (Fonte: Virgin Mobile). Tuttavia Blyk si differenzia per due ragioni: in primo luogo, perché riguarda il mercato europeo fra i più competitivi e in secondo perché - al contrario del caso Virgin Mobile - il servizio di Blyk è interamente basato sul modello di business della pubblicità: in un trend di ricavi-voce in diminuzione, l’advertising mobile è ancora un mercato piccolo, che quest’anno a livello ww dovrebbe generare un fatturato compreso tra 1 e 2 Mld $. A questo punto Blyk è seguita con attenzione da operatori, produttori e internet companies in ragione delle previsioni di crescita della pubblicità mobile sino agli 11 Mld $ nei prossimi cinque anni. Non a caso, Google ha annunciato da poco un sistema di advertising per il web mobile (Adesense), e Yahoo ha acquistato Auctionality, un’azienda tedesca specializzata in pubblicità per i giochi mobili. Quale scenario ora si apre per Coop e Carrefour in Italia: se Blyk si accorderà con un operatore mobile italiano, potrà arrivare anche da noi.  Unico punto di debolezza  perché il mobile advertising diventi realtà di massa? Che i cellulari a banda larga Hsdpa si diffondano e che nascano tariffe flat-rate più “flat” per Internet Mobile.