Archivio della Categoria 'Scrivere per il web'

Giovedì

21

Giu

2007

L’ipotesi dell’agenda setting approda sul web

Vi sarà certo capitato di studiare, leggere o anche solo sentir parlare della teoria dell’agenda setting – un vero e proprio “classico” in fatto di teorie sulle comunicazioni di massa.

Per quanti di voi non la conoscono, ve la riporto brevemente con le parole di E.Shaw che, nel 1979, nel suo “Agenda Setting and Mass Communication Theory”, così affermava:

“…in conseguenza dell’azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende ad includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include, un’importanza che riflette da vicino l’enfasi attribuita ai mass media agli eventi, ai problemi, alle persone.”

Questa teoria quindi non si basa sul concetto di persuasione, bensì sul fatto che i media offrono al pubblico gli argomenti su cui è il caso di formarsi un’opinione e che il pubblico si forma un’opinione su questi argomenti in dipendenza diretta dal rilievo e dall’importanza che i media vi assegnano.

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Questo significa che i media sono in grado di andare a creare nella mente del pubblico un’operazione di distorsione rispetto alla reale importanza dei singoli eventi.

Lunedì

18

Giu

2007

Landing page: alcune considerazioni

Ho letto con molto piacere l’articolo di Sabina Ime sulle landing page.
Troppo spesso vedo che ci sono errori nella gestione delle campagne pay per click o nell’advertising online. Spesso le comunicazioni pubblicitarie lincano direttamente all’home page, senza nemmeno pensare che sarebbe più redditizio ed efficiente far arrivare le visite in una pagina di atterraggio ad hoc, una landing appunto.

Ma anche quando le visite sono dirottate a una landing page, è bene considerare alcuni aspetti.

Non parlerò dell’eterno dilemma meglio una landing page lunga, ricca di testo (stile Madri), oppure una landing corta, che non richiede uno scroll lungo lo schermo. Ma voglio riflettere su alcuni aspetti, senza la presunzione di dire la cosa più giusta.

-Primo: la grandezza del font.
Spesso il titolo è enorme, ed evidenziato (h1, h2, ecc..) ma il testo dei vari paragrafi diventa sempre più piccino.. rendendo illegibile la pagina e faticosa la lettura. Niente di peggio!
-Secondo: i form
Se serve la compilazione di un form, cerchiamo di mantenerlo “umano”: senza troppi campi e magari con un aspetto il più possibile amichevole. Quante volte si perdono visitatori scoraggiati dai troppi campi richiesti. Fosse per me io chiederei solo la mail e un nick!
-Terzo: la call to action
Anzichè usare formule del tipo “clicca qui per comprare/scaricare/iscriverti”.. verso cui ormai il visitatore ha una sorta di blindness, meglio trovare un modo grafico e testuale più chiaro e più forte.
-Quarto: limitare gli elementi di “disturbo”
Che si tratti di informazioni irrilevanti, che si tratti di prodotti correlati ma che si distanziano troppo da quello che sto vendendo, che si tratti di barre di navigazione, menù o altro.. tutto ciò che puo’ portare fuori dalla mia pagina il potenziale cliente, andrebbe evitato accuratamente. Non tornerà più indietro!

Lunedì

4

Giu

2007

Il copy, manovale della scrittura

Addetti ai lavori e non addetti ai lavori non fanno altro che dire che il linguaggio di Internet deve essere semplice, chiaro e breve. Che bisogna usare la paratassi, frasi brevi, pause. Che bisogna andare dritti al punto e condurre l’utente all’azione. Ma si sa, le caratteristiche della comunicazione in rete prevedono che gli utenti vengano messi nella condizione di comprendere, di trovare rapidamente ciò che cercano e, perchè no, di conoscersi.
Nel corso degli anni internet è andato evolvendosi, assumendo facce differendosi, inglobando realtà nuove, soddisfando esigenze d’uso differenti. Ciò significa che ciascuno di noi usa internet per fare qualcosa di suo interesse: scaricare contenuti audio e video, scrivere email, consultare un’enciclopedia virtuale, fare acquisti.

Fare acquisti. Ecco la chiave dell’internet di oggi. Alla luce delle mie esperienze personali e professionali ritengo che la maggior parte dei nuovi siti web siano tutti orientati alla vendita di qualcosa, a scapito di un iternet editoriale, d’informazione o di intrattenimento, che veste un ruolo secondario e che spesso nasconde ugualmente fini di vendita.

Alla luce di queste osservazioni, è facile comprendere come il copy - o responsabile del web content, per la precisione - si trovi spesso a dover realizzare ipertesti orientati al posizionamento sui motori ed alla persuasione dell’utente. Un inquietante mix di parole chiave e call to action che quasi non definirei nemmeno scrittura. Ma che dà i suoi frutti. Ed è questo quello che conta.
In questo momento storico della rete - che già dà i primi segni di cedimento, lasciando spazio ad altre forme di business online virtuali (penso al boom di Second Life) - il copy si è trasformato quindi in un manovale della scrittura.

Martedì

8

Mag

2007

Non c’è proprio niente da ridere!

Quando si pensa ad un web content manager - o web writer che dir si voglia - si pensa ad un esperto della scrittura sul web. Automaticamente ci vengono alla mente tutte le lezioncine di web writing che negli ultimissimi anni (oserei quasi dire mesi, visto che solo di recente l’importanza dei testi è diventata chiara ai più) hanno rieccheggiato qua e là nel web. Scrivere frasi brevi, scegliere titoli accattivanti, selezionare accuratamente le keywords, ecc ecc…a leggerle così sembrerebbe quasi che fare il web content manager sia un mestiere di una semplicità inaudita.

Ma veniamo all’aspetto veramente più complicato di questo mestiere, quello degli equilibri tra chi scrive e chi legge. Un sito - e ancor peggio un blog - è tutto sommato uno strumento “pubblico”, dove chi scrive lo fa rivolgendosi ad una massa di persone più o meno identificate a livello di target di riferimento ma sicuramente sconosciute a livello di personalità, carattere, opinioni, inclinazioni.

Ciò significa che - anche in un sito di indole commerciale - la scelta delle parole e, ancor peggio, dei toni, va fatta con molta accuratezza. Lo scherzo, la battuta, l’ironia, sono strumenti che vanno usati con estrema cautela, poichè una parola mal interpretata può fare molti più danni di mille belle parole. Non sempre infatti i nostri lettori possono comprendere - o gradire - la battuta scherzosa.

illusione_ottica00.jpg

Le parole sono come le illusioni ottiche: possono esprimere qualcosa, e tutto il contrario di qualcosa.

Lunedì

16

Apr

2007

Utilizzare l’email nel marketing 7 - caratteristiche base di una newsletter

Le parti che abbiamo colorato o evidenziato nel post precedente ci permettono di spiegare brevemente alcune caratteristiche e funzioni di base di una eNewsletter.

newsletter

The Internet Marketing Chronicles
BRANDING. La prima parte dell’intestazione ci introduce nella funzione di promozione del nome (brand) che detiene la proprietà della eNewsletter. Il fatto che, in questo come in molti altri casi, più di 100.000 persone si trovino settimanalmente davanti agli occhi il nome del fornitore di informazioni a loro utili e che essi stessi hanno personalmente ed esplicitamente richiesto, aiuta ad aumentare generalmente la percezione positiva del servizio e, quindi dell’azienda che lo sostiene. Un esempio di come si possa dilatare questa percezione e, contemporaneamente, anche aumentare il numero degli iscritti alla eNewsletter, è rappresentato dal rinomato “word of mouth” o “passaparola”: nel nostro caso, l’inoltro del messaggio di una eNewsletter ad un amico che sappiamo interessato, è il modo più semplice perché una espansione del genere abbia luogo.

http://www.marketingchallenge.com
PROMOZIONE SITO. La seconda riga dell’intestazione rappresenta l’indirizzo (URL) della Homepage del sito Web a cui la eNewsletter fa riferimento. Questo collegamento ipertestuale, insieme a molti altri inseriti all’interno del corpo del messaggio, ha la funzione di aumentare il traffico di visitatori nelle pagine del sito.
Solitamente questo viene fatto inserendo nel messaggio degli estratti interessanti di alcuni articoli o, più in generale, delle tematiche sviluppate parzialmente che possono essere approfondite raggiungendo, attraverso un link, alcune pagine del sito Web. Notiamo che, in questo modo, oltre all’obbiettivo promozionale, viene data una valida opportunità di approfondimento al lettore e si evita di dover inviare messaggi troppo lunghi che spesso non fanno che scoraggiare la lettura.

Giovedì

12

Apr

2007

La gestione dei form in un sito web

10 consigli

Qualunque sito stiate navigando, siatene certi, prima o poi vi imbatterete in un odioso form da compilare! Del resto lo strumento è imprescindibile per ottenere feedback, far completare un acquisto, far esprimere un giudizio, insomma per garantirsi una qualsiasi interazione con i propri visitatori.

Purtroppo, nonostante esistano centinaia di articoli che spiegano dettagliamene come realizzare un form efficace ed efficiente, la maggioranza dei siti web implementa in maniera discutibile una componente così critica.
Consideriamo i 10 errori più comuni:

  1. la lunghezza: l’utente non ha tempo da perdere, caratteristica dei navigatori che meno è mutata nel corso degli anni; se non riesce a compiere un task in pochi secondi abbandona la pagina senza pensarci due volte. Ecco allora che la strategia ottimale è quella di creare form con pochi campi, quelle realmente indispensabili.
  2. la mancanza di controlli: spesso i campi input in cui l’utente deve inserire del testo sono realizzati senza alcun meccanismo che permetta di generare un messaggio di errore ogniqualvolta non vi sia consistenza tra dato richiesto e dato inserito. Un esempio: se il campo deve contenere un numero telefonico e l’utente inserisce invece del testo dovrebbe essere previsto un meccanismo (del codice javascript o altro linguaggio di scripting) che informi lo stesso utente dell’errore commesso.

Lunedì

5

Feb

2007

Creatività e Posizionamento

Fare comunicazione creativa è esprimere i concetti nel modo più chiaro e comprensibile, ma soprattutto al di fuori dagli schemi, perché sorprendere il pubblico è il modo migliore per farsi ricordare, e spesso anche quello di suscitare nel destinatario del messaggio simpatia e accettazione.Il posizionamento è esattamente questo, creare nel target un’associazione tra l’oggetto del messaggio e un modo di essere che, per chi guarda, si deve concretizzare in un’immagine particolare di se stesso che faccia leva sul suo anticonformismo.Il concetto di posizionamento fu inventato nei primi anni cinquanta in Doyle, Dane & Bernbach (nota anche come DDB), principalmente ad opera di Bill Bernbach, il loro copywriter e direttore creativo.L’espressione probabilmente più famosa e dimostrativa di questo concetto è la celeberrima campagna per Volkswagen, che è durata oltre vent’anni, e non solo in America.
pubblicità volkswagen
Pubblicità volkswagen

n un’epoca nella quale le auto americane soffrivano di gigantismo, scegliere di dire che un’auto era piccola significò porla automaticamente come alternativa, e di conseguenza anche come la macchina degli alternativi, gli hippy insomma, anche grazie al pay-off (”Think Different”). Notate la pagina. Qui il concetto non è solo espresso nella headline, nel body-copy e nel pay-off, ma perfettamente veicolato anche dalla grafica. Un annuncio che potremmo definire antesignano dell’odierno viral marketing.