Mercoledì

16

Lug

2008

iPhone: prodotto di nicchia o di massa?

Steve jobs e l’iphoneIn questi giorni stiamo assistendo alla vera iPhonemania: vip che rilasciano interviste sul loro rapporto di odio amore con il cellulare, recensioni su riviste tecnologiche e non, tutti che contribuiscono al buzz intorno a questo piccolo gioiellino della telefonia: l’i-Phone.

Secondo i dati riportati sul sito Bloomberg la Apple Inc. avrebbe venduto 1 milione di iPhones nei primi 3 giorni.
Code chilometriche in tutto il mondo per il lancio di un giocattolino tecnologico che si usa con un dito e permette di collegarsi a Internet come nessun altro telefono.
Persino nel negozio Apple a NY nella Fifth Avenue (aperto 24 ore al giorno, 7 giorni su 7) c’era una coda di almeno 400 persone che volevano comprare il telefonino.
In Italia in sole 24 ore pare siano stati venduti 30.000 iPhone 3G.

Viene da riflettere sul marketing che sta dietro a un lancio simile.

Steve Jobs è un genio del marketing che si diverte a rompere le regole tradizionali. Basti pensare a quello che ha fatto con l‘ipod e itunes: in genere si vende l’hardware a basso prezzo e poi si fa i grossi guadagni con il software. Jobs invece è riuscito a creare un oggetto di design che tutti amano possedere e per il quale spendono volentieri. E non rinuncia ai suoi guadagni con itunes.

E per l’iPhone pare vorrà bissare il successo.

Martedì

20

Nov

2007

Patrick e il viral marketing

esempio di viral marketing Se dovessimo spiegare cosa sia il viral marketing con un caso pratico vi parleremmo senz’altro di Patrick Moberg e della ragazza dei suoi sogni. Patrick incontra la fanciulla nella metropolitana della grande mela alle 9.30 del 4 novembre ma lei, come è consuetudine, si dilegua a una fermata senza che lui abbia avuto il coraggio di avvicinarsi. Ma non si rassegna e sul sito web www.nygirlofmydreams.com pubblica un disegno fatto a mano della ragazza, con particolari fisici ed abbigliamento e fa la stessa cosa per lui.Il primo requisito del viral marketing è soddisfatto, abbiamo una storia simpatica, familiare e abbastanza patetica da fare breccia nel cuore dei newyorkesi assuefatti e da moltissimi utenti della rete.Patrick lascia i suoi contatti (cellulare ed email) nel caso la ragazza vedesse il sito e si riconoscesse e chiede di passare la notizia a chiunque volesse aiutarlo.Secondo requisito soddisfatto: il caro e vecchio passaparola, capace di espandersi con la velocità di un virus.Come una favola a lieto fine la principessa metropolitana viene “trovata” il giorno successivo. Si chiama Camille Hayton, ha 22 anni e lavora al magazine BlackBook. Storia finita e basta bombardare Patrick che sul sito dichiara “Nel nostro interesse, non ci saranno più aggiornamenti su questo sito. A differenza delle commedie romantiche e delle cattive canzoni pop, dovrete immaginare il finale di questa storia da soli“.BlackBook ha pensato di ripetere l’esperimento con la sua dipendente Carly, amante della cucina spagnola, del sushi e del gelato con il concorso “ Win a Date with the next BlackBook ‘DreamGirl ‘”.Sul terzo requisito, ovvero la tecnica promozionale, beh tirate voi le vostre conclusioni.

Lunedì

5

Feb

2007

Creatività e Posizionamento

Fare comunicazione creativa è esprimere i concetti nel modo più chiaro e comprensibile, ma soprattutto al di fuori dagli schemi, perché sorprendere il pubblico è il modo migliore per farsi ricordare, e spesso anche quello di suscitare nel destinatario del messaggio simpatia e accettazione.Il posizionamento è esattamente questo, creare nel target un’associazione tra l’oggetto del messaggio e un modo di essere che, per chi guarda, si deve concretizzare in un’immagine particolare di se stesso che faccia leva sul suo anticonformismo.Il concetto di posizionamento fu inventato nei primi anni cinquanta in Doyle, Dane & Bernbach (nota anche come DDB), principalmente ad opera di Bill Bernbach, il loro copywriter e direttore creativo.L’espressione probabilmente più famosa e dimostrativa di questo concetto è la celeberrima campagna per Volkswagen, che è durata oltre vent’anni, e non solo in America.
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n un’epoca nella quale le auto americane soffrivano di gigantismo, scegliere di dire che un’auto era piccola significò porla automaticamente come alternativa, e di conseguenza anche come la macchina degli alternativi, gli hippy insomma, anche grazie al pay-off (”Think Different”). Notate la pagina. Qui il concetto non è solo espresso nella headline, nel body-copy e nel pay-off, ma perfettamente veicolato anche dalla grafica. Un annuncio che potremmo definire antesignano dell’odierno viral marketing.