Archivio dei post di » stefano-piotto

Lunedì

25

Lug

2011

Tre differenze tra Google+ e Facebook che forse ti sono sfuggite

differenze google plus facebookVedo che si continua a discutere sulle differenze tra Google+ e Facebook, più che altro concentrandosi sui fattori tecnologici distintivi: Hangout vs Videochat, lo stream filtrato delle cerchie vs la bacheca più “democratica” di Facebook, gli sparks di G+ molto grezzi e la mancanza di giochi e ads su cui FB basa la sua fortuna economica. Ci sono però caratteristiche peculiari che concettualmente riflettono la differenza tra i due grandi colossi del web. Si tratta di distinzioni anche palesi, di cui però bisogna cogliere il significato un po’ più in profondità.

  La prima differenza è che Google+ nasce su un marchio consolidato, che ha tool e servizi molto sviluppati, in cui molto hanno già un account di servizio. In questo senso anche Google+ è una piattaforma in fase beta: non che questa espressione abbia molto senso davanti al ritmo di sviluppo sostenuto da entrambi i social network ma si tratta sempre di elemento distintivo. Facebook è nato ex novo dalla concretizzazione di un’idea di successo, indirizzata poi su giusto binario di universalizzazione: anche il profilo Facebook è un inizio, quello di Google+ un’evoluzione. G+ è nuovo ma deriva da esperimenti falliti abbastanza miseramente. Google Wave e Google Buzz, forse eccessivamente integrati negli altri strumenti tanto da non emergere per la loro unicità, semplici appendici di mail o chat. Ora l’evoluzione è direttamente nel nome Google, sì, sempre lui, ma +.

Venerdì

13

Mag

2011

Agenzie di pr on line e blogger: uno sguardo etico

La vicenda di Facebook, che ha assoldato l’agenzia Burson-Marsteller per denigrare Google sta facendo il giro del web. Noto che le discussioni in Italia si concentrano sui due colossi, lasciando da parte il terzo soggetto, l...

Domenica

26

Set

2010

Google psichedelico: tante parole, poca emozione

Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete,clocchette, chchch… È giù, nel cortile, la povera fontana malata; che spasimo! Un verso che più che spiegare suggerisce, quasi un rumore di un ingranaggio primordiale che mette in mot...

Martedì

3

Ago

2010

Google è vecchio, anzi è giovane

google_giovane.jpgIl magazine Fortune ha forzato un po’ la mano sul titolo: “Google: The search party is over”. L’articolo mette in luce come il colosso di Mountain View sia ormai costretto a prendere sul serio i nuovi social. Ripassare mentalmente in rassegna i tentativi di approccio social di Google in effetti, mi ha fatto un po’ di tenerezza: da Google Answers, a Orkut a Knol, passando per Google Lively fino a giungere a Google Buzz… ormai cominciano ad essere tanti i test andati a vuoto.

Sembra che Google sia ingegneristicamente un passo avanti a tutti, mentre sul lato social non abbia ancora messo a fuoco una strategia precisa. Ora, al di là di tutte le considerazioni economiche che trovate poi nell’articolo citato, e che non sto a ripetervi a pappagallo, facciamo qualche riflessione sulla supposta “vecchiaia” di Google.

Martedì

17

Nov

2009

Reputazione online: intervista ad Andrea Barchiesi

andreabarchiesi.jpgAndrea Barchiesi è Managing Director presso Reputation Manager, un marchio di ActValue Consulting & Solutions specializzato nelle tematiche reputazionali e di brand monitoring. Qualcuno lo avrà già conosciuto allo IAB Forum 2009, durante il workshop del 3 novembre, intitolato “Misurazione dei ritorni e degli impatti del Buzz Marketing”. Proprio il buzz è uno dei temi più caldi nel complesso panorama del web 2.0 in cui clienti e agenzie si muovono spesso con una certa fatica, relativa sia alle attività da intraprendere, sia alla misurabilità dei KPI: siamo partiti con la mini intervista precisamente da quest’ultimo punto.

Nella misurazione di un’attività di buzz marketing si privilegiano criteri qualitativi o quantitativi?
Possiamo dire i criteri quantitativi si costruiscono su quelli qualitativi. A monte di ogni campagna di buzz è necessaria la definizione di una metodologia di intervento multicanale incentrata su: obiettivo della campagna (informare, lenire criticità, promuovere), il modello di business dell’oggetto da “buzzare”, la sua relazione con i target di riferimento. La strategia così pianificata ci consente di individuare i luoghi e gli oggetti di discussione e confronto, così da poter stimare in termini quali-quantitativi l’effettivo impatto del buzz marketing in base alla relazione tra tipologia di stimolazione e feedback ricevuti.

Mercoledì

7

Ott

2009

L’autopromozione e il rischio dell”ecoismo” nel web 2.0

lie.jpgDire che il web 2.0 facilita l’autopromozione può sembrare scontato. Blog e social network concedono a chiunque quel “quarto d’ora di celebrità” che prima era magari conquistato con molta più fatica e a caro prezzo. Oggi promuoversi sembra molto più semplice rispetto all’epoca del cartaceo e del web 1.0.

L’informazione viaggia molto velocemente e, grazie alla molteplicità di canali, è facile diffondere il proprio messaggio ed amplificarlo: basta pensare a come sia facile scrivere un post e segnalarlo ai vari aggregatori che portano traffico o ai social più frequentati come Facebook e Twitter. C’è chi automatizza il processo di diffusione grazie alle varie applicazioni per feed: tecnicamente è un percorso ineccepibile.

Ma a volte proprio la possibilità di dare eco al proprio messaggio diventa una bramosia così grande che copre il contenuto del messaggio stesso. Il desiderio di amplificazione, di aumento delle basi di ascolto, porta spesso a seguire cliché di successo che uccidono l’originalità. Il riportare la stessa notizia, la stessa opinione, lo stesso link, solo per mettersi in luce su piazze virtuali diverse, non è affatto social, anzi, nella sua degenerazione è anti-social, è quello che nel titolo del post ho chiamato “ecoismo”: la voglia matta  di occupare gli spazi sociali con i propri contenuti, qualcosa di simile all’opera dei graffitari più spinti e border line, che deturpano con le proprie scritte i monumenti famosi. Esserci, mettere la firma, apparire: quando l’autopromozione si ferma qui, dimenticando il ruolo fondamentale dei contenuti e della maniera di porsi e relazionarsi, allora diventa “ecoismo”.

Mercoledì

16

Set

2009

Chi compra un amico compra un tesoro?

fr1.jpgHa suscitato molta eco l’iniziativa dell’agency australiana uSocial di inserire tra i suoi servizi la possibilità di comprare amici e fans su Facebook. Si è acceso un dibattito sulla legittimità di un tale servizio, da cui Facebook ha preso subito le distanze nel tentativo di difendere quella “spontaneità” che il web marketing  più “spinto” sembra minare ogni giorno. Sulla vicenda si possono fare molteplici commenti  ma mi concentrerò principalmente su un punto: la differenza tra gli amici ed il concetto di amicizia.

Partiamo dagli amici:  in un social network la definizione è fuorviante, soprattutto se si resta ancorati alla classica definizione di amico come persona con cui si ha un legame di affetto molto stretto.  Ricordiamo, in primo luogo, che Facebook ci rappresenta, ci raffigura solamente:  per quanto ci sforziamo noi non siamo mai del tutto quello che facciamo vedere su Facebook. Nella dimensione dell’apparenza, del fenomeno, della rappresentazione, la persona diventa personaggio ed anche il concetto di amico sfuma. Un profilo diventa mio amico semplicemente perché ha il mio stesso cognome o magari perché tifa per la stessa squadra. Posso avere molti amici che non conosco nemmeno di persona, con il proliferare di finti account posso giungere addirittura ad avere amici inesistenti, puri fantasmi con un nome che ottiene il semplice risultato di aumentare di  un numero la casella degli amici.

Domenica

31

Mag

2009

Milano capitale della SEO

Nonostante il titolo possa sembrare provocatorio, corrisponde in toto alla realtà. A Milano l’ultima settimana di Maggio è stata infatti ricca di corsi ed eventi legati al mondo della seo, che hanno avuto il culmine nell&#...

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