Mercoledì
20
Feb
2008
Quanto è distante Milano?
Me lo sono chiesto ieri quando, dopo un’uscita pubblicitaria importante per conto dell’azienda di famiglia su un quotidiano locale (un allegato molto evidente), un giornale concorrente mi ha chiamato per avere un incontro. Voleva propormi una pubblicità sul free press che rappresenta. Non me ne vogliano i comunicatori professionisti ma la realtà è che, immaginando una “tag cloud”, parole come
Briefing
Budget
Creatività
Posizionamento
Piano mezzi
Etc..
sono lontanissime dalle realtà locali dove, per dirla fuori dai denti, la situazione è questa: le figure cardine sono il titolare (o chi per lui) e l’account (commerciale, venditore) che rappresenta il mezzo. In questo caso la “creatività” viene spalmata nell’ideazione del messaggio (titolare + commerciale) e nella realizzazione che è spesso affidata al grafico di turno (mezzi cartacei) o ad un fotografo o operatore video prestato da altre funzioni.
La chiave di lettura che vorrei dare è però la seguente: questa situazione in cui tutti si metterebbero le mani nei capelli è poi cosi devastante? Quel 10-15-20% in meno di resa rispetto ad un piano mezzi e ad un messaggio professionale è comparabile con il risparmio di costi che si ha non-rivolgendosi ad un’agenzia di comunicazione? E che dire se il budget è di 2.000 o 3.000 euro? Non fare pubblicità o arrangiarsi all’inizio sperando di crescere? Ho due osservazioni:
- perché la figura del professionista di comunicazione non viene assorbita dal mezzo stesso? Potrebbe essere un servizio sostenibile da chi vende spazi (un po’ un ritorno agli albori della comunicazione in cui chi vendeva lo spazio regalava la creatività)

