Delega di Competenze: tra finanza e comunicazione

Alcune volte ci soffermiamo davanti ad un’immagine, ad un cartellone stradale, ad una pubblicità televisiva, per cercare di capirne il significato ma non riusciamo a comprenderlo.

Ci scervelliamo per ore, ne parliamo con gli amici, ognuno da la sua versione. Le costruzioni sono estremamente creative ed il messaggio lanciato si nasconde un pò più in profondità. Esemplificative sono le pubblicità surreali della Levis, le campagne magiche dello yogurt Muller, o quelle oniriche della Campari.

Altre volte invece la costruzione visiva è semplice, il messaggio chiaro, facilmente percepibile.

Vediamo rappresentato l’oggetto della vendita, la situazione che fa da contorno al suo acquisto, al suo consumo, alla soddisfazione che ne può derivare dal suo uso.

Vediamo rappresentato ciò che è. Gli elementi raffigurati sono facilmente identificabili e disposti in maniera relativamente non complessa.

Pensiamo (generalmente, ma non sempre) ai detersivi, agli alimentari (sughi barilla), all’oggettistica ed alle attrezzature sportive ed in particolar modo alle immagini proposte nel tele-marketing. Pensiamo ancora al “provare per credere” di Guido Angeli negli anni 80, o al Baffo o a Mediaset Shopping.

Siamo assolutamente sicuri che il semplice sia sempre così semplice?

Anche dietro comunicazioni apparentemente non complesse vi possono essere costruzioni e relazioni inerenti al senso abbastanza articolate.

L’analisi che vi sto per presentare è un estratto di uno studio su sei messaggi pubblicitari in un certo qual modo collegati tra di loro.

L’analisi di tutti i sei messaggi, probabilmente verrà pubblicato nei prossimi mesi su Dimino.eu.

Tale studio a sua volta fa parte di una ricerca un po’ più ampia ma qui, per il momento, ci concentreremo sull’analisi interna di uno dei sei messaggi, facendo dei piccoli accenni al resto.

La pubblicità originaria nasce inoltre per il cartaceo, qui prenderemo in considerazione la sua forma digitale che lascia intaccato il messaggio e la sua costruzione di fondo.

Il Mercato di Riferimento

Abbiamo a che fare col mondo finanziario. L’analisi è stata condotta su una comunicazione visiva che EuroFiditalia ha appena lanciato in Italia. Vedremo non solo la forza comunicativa intrinseca ad un singolo testo visivo ma considereremo anche la maniera in cui il messaggio di “delega” si lega perfettamente al prodotto di punta dell’azienda.

La società EuroFiditalia è una delle più grandi società finanziarie nel panorama economico italiano.

Leader nel prodotto Cessione del Quinto, è stata appena acquisita da Barclays, e si trova in un momento di grande vivacità, rapida crescita ed ulteriore espansione.

In Italia le società finanziarie hanno ancora ampi margini di crescita, soprattutto se facciamo il confronto con altri paesi europei. Il ricorso a finanziamenti in paesi come la Gran Bretagna è di gran lunga superiore rispetto al nostro.

L’Italia è ancora dietro gli altri grandi paesi europei: il credito al consumo pesa per il 5,8 per cento del Pil, contro il dieci per cento in Germania, il 7,5 in Francia, e ben il 16,5 in Gran Bretagna. Ma la crescita è fortissima: in quattro anni la somma totale dei miniprestiti italiani è passata da 51 a 85 miliardi di euro” (Fonte: Radio 24).

Secondo le stime, per fattori culturali, economici e sociali vi sono quindi buoni margini di sviluppo in segmenti importanti come i pagamenti con carte di credito e bancomat, i mutui ed il credito al consumo verso le famiglie.

D’altra parte, riportando le recenti osservazioni del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi all’assemblea dell’Abi 2007, “i tassi di interesse praticati dalle banche in Italia sia per i mutui sia per il credito al consumo sono più elevati rispetto a quelli medi dell’area euro su operazioni simili”.

Ciò lo sosteneva da tempo anche Federconsumatori, per cui fa leva la professionalità, la trasparenza ed il modo serio di operare di alcune società finanziarie rispetto ad altre.

Una recente riforma del consiglio dei ministri mira a portare proprio maggiore trasparenza nel settore del credito al consumo. Il Taeg, che riassume il costo complessivo del finanziamento, non dovrà nascondere altri oneri. Un po’ come per quanto è avvenuto per l’acquisto dei biglietti degli aerei che, nell’atto di promozione e prima dell’effettivo acquisto, “nascondevano” tasse aeroportuali e costi di servizi vari. Adesso il Taeg dovrà includere tutti gli oneri ulteriori. La riforma prevede anche l’aumento del capitale minimo per gli intermediari finanziari diversi dalle banche, il cui scopo è di fare un po’ d’ordine in un settore che conta oltre centomila operatori, non tutti affidabili e onesti.

Qui non ci interessa parlare qui di tali società, ma è necessario introdurre il mercato e presentare, per linee generali, il target di riferimento. Ciò ci conduce all’analisi dei bisogni e ci permette di comprendere in maniera più chiara il senso del messaggio più avanti esaminato.

Consideriamo un’arancia coltivata da un contadino. Tanto lavoro per un intero anno, dall’aratura alla cura per le malattie della pianta, dalla potatura alla raccolta. Il prodotto arancia ha un prezzo x.

L’arancia passa per il mercato ortofrutticolo, viene trasportata, raggiunge un altro magazzino ed il bancone di un supermercato o di una bancarella al mercatino rionale.

Vi si aggiungono tutte le spese di gestione, di trasporto, di stoccaggio, di personale impiegato, di rischio per la merce invenduta o andata a male. L’arancia, dopo una serie di servizi che le permettono di arrivare fino a noi, ha un prezzo y diverso da quello di partenza.

Consideriamo ora un prodotto molto particolare, il denaro.

Le banche e le società finanziarie operano servizi sul denaro, incidendo sul suo valore. Operano servizi in maniera diretta, con costi di gestione, disbrigo pratiche, costi di personale, ai quali si sommano i costi di assicurazione, rischi di truffa da parte di terzi, di pubblicità etc.

La plusvalenza può essere maggiore o minore, ma questo, come per tutti i prodotti, dipende dalla serietà e professionalità dell’azienda e dei suoi agenti. Vi sono commercianti che possono speculare su di un bene, altri che invece tengono, in primo luogo, alla soddisfazione dei propri clienti.

In ogni caso, ecco perché il prodotto denaro, che è palesemente x, assume un valore y.

Chi è disposto a comprare ad un prezzo y un denaro dal valore x?

Perché si è disposti a pagare un prezzo di gran lunga o di poco superiore per questo particolare prodotto?

Prenderemo successivamente, in altri post, in considerazione le teorie sulla soddisfazione dei bisogni e procederemo con l’analisi sulle relazioni tra gli elementi (colori, linee, forme, figure, posizioni degli elementi, significati) all’interno di un’immagine apparentemente semplice. Infine ci ricollegheremo alla relazione del messaggio col mercato finanziario e con il prodotto di punta dell’azienda al fine di evidenziarne la coerenza.

Scritto da Calogero Dimino 

leggi il post successivo: Pressioni e bisogni 

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