Questione di tagging

Flickr

Chi segue il web marketing ha molta dimestichezza con i tag, ma appena usciamo da certi circoli ristretti ecco che le persone “comuni” non hanno idea di cosa siano e a cosa servano i tag. Magari li usano su Flickr, su Blogger, su del.icio.us, su Youtube ma non hanno consapevolezza dello strumento (e tanto meno della rivoluzione che hanno portato).

Queste persone “normali” non hanno assistito a tutto il dibattito sul web 2.0 e probabilmente poco gli importa di chi sia O’Reilly.. usano i tag (che sia una parola o una combinazione) per segnare i propri bookmarks su delicious, per categorizzare le proprie foto su flickr e i propri video su Youtube in maniera completamente indipendente, e slegata dai sistemi di classificazione tradizionali (la tassonomia delle directory ha lasciato spazio alla famosa folksonomy). Un sondaggio di fine anno scorso rivela che il 28% degli utenti internet li usa regolarmente. se siete interessati al report qui c’è il link al report in pdf dove viene spiegato perchè è stata una trasformazione così radicale quella di passare da un sistema gerarchico a uno basato sull’individuo.

La portata di questo sistema di archiviazione è proprio nel fatto che sono gli utenti a guidare la conoscenza delle risorse online, e non più (soltanto) i webmaster e i seo. Dopo la collaborazione sociale arriva la ricerca sociale, dopo la link popularity si parla di tag popularity..

Del resto Randfish lo diceva diversi mesi fa: per alcuni ricerche su termini molto vasti, un sito come Delicious puo’ portare risultati più interessanti e mirati rispetto alla stessa ricerca su Google. E questo grazie al tagging spontaneo e collaborativo da parte di tutti.
E intanto si moltiplicano i siti di social network. Sono talmente tanti che è impossibile seguirli tutti, spesso si finisce per iscriversi ma abbandonarli dopo un po’.
Eccone alcuni che vanno di moda in questo momento (alcuni sono strumenti di lavoro, altri di “compagnia”): Facebook, Twitter, Mingle, Jaiku, Swicki, Rollyo, Lijit, Imbee..

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