{"id":290,"date":"2007-02-26T12:19:50","date_gmt":"2007-02-26T10:19:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/posizionamento-motori\/le-cinque-generazioni-della-pubblicita"},"modified":"2007-02-26T12:25:17","modified_gmt":"2007-02-26T10:25:17","slug":"le-cinque-generazioni-della-pubblicita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/posizionamento-motori\/le-cinque-generazioni-della-pubblicita","title":{"rendered":"Le cinque generazioni della pubblicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Questa serie di articoli (saranno 5) \u00e8 ripresa da quella che ho scritto nel 1992 per DORLAND NEWS, l&#8217;house organ di <em><strong>DORLAND-AYER<\/strong><\/em>, la pi\u00f9 grossa agenzia per la quale abbia lavorato, house organ di cui avrei assunto la gestione operativa alcuni mesi pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo scopo non \u00e8 tanto quello di ripercorrere le tappe storiche della comunicazione di impresa, quanto piuttosto di capire il perch\u00e9 e il per come di una evoluzione a valanga.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a rel=\"attachment\" title=\"ADVERTISING &#038; NEWS\" href=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/?attachment_id=291\" \/><\/p>\n<div style=\"text-align: center\"><a rel=\"attachment\" title=\"ADVERTISING &#038; NEWS\" href=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/?attachment_id=291\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"132\" height=\"192\" alt=\"ADVERTISING &#038; NEWS\" src=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/AeN.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p align=\"justify\">In qualsiasi azione di marketing <strong>\u00e8 la comunicazione d&#8217;impresa che permette,<\/strong> se gli obiettivi e il messaggio sono definiti correttamente, <strong>di raggiungere il target prestabilito<\/strong> e di ottenere il riscontro desiderato.<\/p>\n<p align=\"justify\">In ogni caso, la comunicazione d&#8217;impresa stessa pu\u00f2 assumere un numero non indifferente di aspetti, a seconda degli obiettivi stessi.<strong> Relazioni pubbliche, promozioni<\/strong> e, finalmente, la tanto bistrattata <strong>pubblicit\u00e0<\/strong> che, con il passare degli anni e con l&#8217;evolversi dei mercati e delle tecniche di comunicazione, <strong>si \u00e8 evoluta <\/strong>anch&#8217;essa, passando da semplice insieme ripetuto di <strong>annunci stampa o di affissioni<\/strong>, in cui dominava l\u2019opera dei copywriter e di illustratori non ancora definiti &#8220;Art Director&#8221;, alla<strong> comunicazione multimediale, integrata, scientifica e mirata <\/strong>dei giorni nostri.<\/p>\n<p align=\"justify\">In realt\u00e0, attualmente, parlando di <em>advertising,<\/em> si tende generalmente a <strong>trascurarne il lato pi\u00f9 tecnico, legato al marketing<\/strong>, alle <strong>ricerche di mercato<\/strong> che servono a definire le strategie e ai <strong>copy-test<\/strong>, che permettono di verificare la giustezza dei messaggi, prediligendo la creativit\u00e0, forse pi\u00f9 d&#8217;effetto, ma totalmente sterile al fine del raggiungimento degli obiettivi se non \u00e8, a priori, l&#8217;espressione di una strategia ben calibrata. E tali strategie si sono anch&#8217;esse mutate con l&#8217;evolversi delle tecniche distributive, dei media e delle tipologie di consumo. Ecco, in breve, la storia di tale sviluppo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a title=\"Jenny Lund\" href=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/JennyLind.jpeg\" \/><\/p>\n<div style=\"text-align: center\"><a title=\"Jenny Lund\" href=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/JennyLind.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"122\" height=\"192\" alt=\"Jenny Lund\" src=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/JennyLind.jpeg\" \/><\/a><\/div>\n<p align=\"justify\"><strong>La prima generazione: l&#8217;informazione pubblicitaria<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La <strong>pubblicit\u00e0<\/strong> come noi la conosciamo, allora definita con il termine francese di &#8220;r\u00e9clame&#8221;, \u00e8 <strong>nata nel secolo scorso<\/strong> negli Stati Uniti, per la precisione a Philadelphia, dove Volney B. Palmer nel 1841 apr\u00ec la prima concessionaria, che nel 1869 verr\u00e0 rilevata da <a href=\"http:\/\/www.ciadvertising.org\/studies\/student\/96_fall\/ayer\/index.html\">Francis Wayland Ayer<\/a>, che cambi\u00f2 il nome dell&#8217;agenzia in N.W. Ayer &#038; Son e che, per primo, introdusse la provvigione del 15% sul fatturato. Curiosamente  si tratta della stessa agenzia Ayer, tuttora esistente, nella quale lavoravo io dopo l&#8217;acquisto da parte della Dorland (solo a per l&#8217;Italia)<\/p>\n<p align=\"justify\"><a title=\"Frederick Winslow Taylor\" href=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Taylor.jpg\" \/><\/p>\n<div style=\"text-align: center\"><a title=\"Frederick Winslow Taylor\" href=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Taylor.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"96\" height=\"192\" alt=\"Frederick Winslow Taylor\" src=\"http:\/\/www.wmtools.com\/news\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Taylor.jpg\" \/><\/a><\/div>\n<p align=\"justify\">Come spesso avviene nel nostro settore,\u00e8 in America, con <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Frederick_Winslow_Taylor\">Frederick Winslow Taylor<\/a>, vengono poste le premesse alla <strong>produzione di massa<\/strong>, e le neonate industrie si sostituiscono alle manifatture, con le prime catene di montaggio e con i &#8220;piazzisti&#8221; destinati a collocare la produzione su un territorio immenso e povero di mezzi di comunicazione, presso i dettaglianti o, spesso, <strong>direttamente al pubblico, con azioni di vendita &#8220;porta a porta&#8221;<\/strong>. \u00c8 una forma di vendita &#8220;dura&#8221;, a volte ingenua, ma molto efficace per i mercati dell&#8217;epoca, molto diversi da quelli saturi dei nostri giorni, e necessaria per penetrare in settori vergini, all&#8217;inizio facilmente conquistabili con due soli fattori: la <strong>presenza del prodotti nei punti vendita<\/strong>, e il <strong>prezzo<\/strong>.<br \/>\nMa presto di fronte al dilagare della concorrenza ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente e si ricorre agli unici media esistenti all&#8217;epoca: <strong>la stampa<\/strong>, di valore limitato quanto limitata era la quantit\u00e0 di lettori in un epoca di semi-analfabetismo e di scarsa conoscenza delle lingue nazionali &#8211; perch\u00e9 nella comunicazione parlata si usavano soprattutto i dialetti o, in America, la lingua del paese d&#8217;origine &#8211; <strong>e le affissioni,<\/strong> che presentavano modelli di consumo <strong>all&#8217;avanguardia<\/strong> per i costumi dell&#8217;epoca, con immagini d&#8217;effetto e poche espressioni facili da memorizzare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma l&#8217;industrializzazione, unitamente all&#8217;aumentato potere d&#8217;acquisto delle fasce basse dei consumatori e al rapido miglioramento dei mezzi di comunicazione (telegrafo, ferrovie e i primi autoveicoli) permettono progressivamente una distribuzione capillare dei prodotti e pongono le premesse alla<strong> nascita della &#8220;marca&#8221;<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;industrializzazione, intanto, diventa un concetto esportabile: non esiste nazione che si voglia definire moderna, in cui la classe dirigente non abbia costruito fabbriche e linee di produzione basate sul <strong>modello americano<\/strong>. Il problema per\u00f2, in Europa, \u00e8 la forte disparit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto tra la borghesia e le classi popolari. I prodotti industriali sono, per lo pi\u009d\u00f9 destinati alla prima, che ne fa uno <em>status symbol<\/em>, mentre le seconde consumano ancora in maniera tradizionale, permettendo ancora a lungo la sopravvivenza dell&#8217;artigianato tradizionale.<\/p>\n<p><em>continua.. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questa serie di articoli (saranno 5) \u00e8 ripresa da quella che ho scritto nel 1992 per DORLAND NEWS, l&#8217;house organ di DORLAND-AYER, la pi\u00f9 grossa agenzia per la quale abbia lavorato, house organ di cui avrei assunto la gestione operativa alcuni mesi pi\u00f9 tardi. 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