[Domande & Risposte] SEO: Le migliori strategie per essere visibili su Google nel 2014

Quali sono nel 2014 le migliori strategie per essere visibili su Google? Te lo suggerisce l'ultimo webinar gratuito della serie Web Marketing Specialist organizzato da Madri Internet Marketing con la docenza di Elena Farinelli. In questo post puoi leggere le domande dei partecipanti e le risposte del docente.

[Domande & Risposte] SEO: le migliori Strategie per essere visibili su Google.

Domande & Risposte (1)

Ecco le risposte del nostro docente alle domande poste durante l’ultimo webinar gratuito della serie “Web Marketing Specialist”.

SEO: le migliori strategie per essere visibili su Google nel 2014. Questo il titolo del nostro ultimo webinar gratuito della serie WMSpecialist che, come i precedenti, anticipa alcuni degli argomenti che verranno trattati durante il nostro Corso Nazionale di Web Marketing Operativo.

Il Webinar ha ottenuto un notevole successo, con più di 1000 iscritti. Se non hai potuto seguirlo in diretta, qui sotto trovi la registrazione integrale comprensiva della sessione domande e risposte.

Come puoi immaginare, le domande dei partecipanti sono state davvero tantissime, spaziando tra argomenti come penalizzazioni di google, link “buoni” e link “cattivi”, Link building e Link earning, tools per analizzare i link e tanto altro ancora.

Il tempo per rispondere a tutte le domande è stato davvero poco, abbiamo quindi pensato di raccoglierle in questo post assieme alle risposte della docente Elena Farinelli. Siamo sicuri che troverai diversi spunti interessanti per la tua attività online.

 Domande & Risposte

domande e risposte webinar madri

Paola chiede:Blogger, come trovarli? Come verificare la loro autorevolezza?

Risposta » Per trovare i blogger esistono diversi modi. Il primo è presidiare gli eventi che loro frequentano. Ad esempio se ci interessano i travel blogger, sappiamo che sicuramente andranno fisicamente (o ne parleranno su Twitter) a eventi quali la BTO e il TBDI. Basta partecipare allo stesso evento o presidiare il web in quei giorni e seguire le conversazioni, per annotarsi un po’ di nomi. Inoltre, per capirne l’autorevolezza, io uso un mix di sistemi:

* Quello “SEO”: valuto su tool quali Majestic Seo oppure Open Site Explorer,
quanto sono forti i loro siti a livello di backlinks (anche confrontandoli fra di loro).

* Quello “Social”: verifico quanti fan hanno su Facebook, ma soprattutto quanti followers
hanno su Twitter. Da lì capisco se sono davvero “influencers” o meno. Se voglio, do
anche un’occhiata a KLOUT.

Marco chiede:Quali sono i modi più convincenti per farsi recensire e linkare da un blogger?

Risposta » Se volete una recensione da un blogger.. invitatelo! Ma non tramite una mail spammona e mandata a tutti uguale, senza neppure prendersi la briga di verificare il nome del blogger o di cosa parli. Ad esempio quando a me scrivono carO Nelli anziché carA Nelli, oppure mi dicono Gentile Redazione.. io capisco subito che non hanno neppure aperto la pagina “Chi siamo”. O se mi chiedono di segnalare attività turistiche nella mia città… è vero che io parlo di Firenze, ma il mio blog non è per turisti! Il link invece non si chiede… se siete bravi, arriva!

Cristina chiede:  “Come faccio a controllare ed eliminare un link ‘cattivo’ verso il mio sito? 

Risposta » Per controllare i link esistono tanti strumenti, il più semplice e gratuito è Google Web MasterTool. Spesso, se c’è una penalizzazione, è lì che Google stesso ce lo dice con un messaggio. Ma per valutare e dividere link buoni e cattivi, a volte servono altri strumenti più raffinati e tecnici, quali ad esempio Linkdetox. Infine, nel caso siate stati penalizzati e dovete rimuovere backlink pericolosi, potete affidarvi al disavow tool che Google ci mette a disposizione.

Dario chiede:  “Di solito i maggiori blog ti inseriscono i link con nofollow?

Risposta » Dipende dal settore. Dalla mia esperienza, se un articolo è scritto bene e fornisce valore viene messo il do follow. Solo le grandi testate giornalistiche o le blog star sono molto attente a non inserirlo.

Anna chiede:  “E’ ancora utile inserire il proprio sito all’interno di directory di settore? Le directory sono ritenute poco autorevoli? Esiste un limite quantitativo che porta a penalizzazioni? L’article marketing è uno strumento efficace per la popolarità?

Risposta » Un tempo si è abusato molto di queste due tecniche per fare posizionamento. Oggi suggerisco prudenza, dal momento che molte directory sono considerate dal motore pura immondizia; tuttavia ciò non toglie che possano esistere ancora oggi directory nelle quali vale la pena essere inseriti. Purché siano aggiornate e editate da persone, che seguono principi di qualità e le ripuliscano costantemente dallo spam. Piuttosto che finire su 300 directory di basso valore, è meglio puntare a una o due di qualità.

Un ragionamento simile si può fare per quanto riguarda l’article marketing. Se pensiamo alla pratica che “andava di moda” anni fa, ovvero la pubblicazione di un articolo più o meno scritto bene, su una moltitudine di siti che altro non erano che aggregatori, oggi siamo in una direzione completamente opposta. Se proseguiamo con quella logica, ci sottoponiamo a un elevato rischio. Gli stessi siti più famosi di Article Marketing sono stati duramente colpiti da Google Panda.

Se il nostro talento è nella produzione di contenuti di valore, meglio concentrarsi nella ricerca di guest post, con la consapevolezza che ogni contenuto dovrà essere unico, non duplicato e di valore per l’utente finale.

Concludendo: le 2 attività qui sopra menzionate non sono defunte, è cambiato radicalmente il modo di farle. Se fatte “alla vecchia maniera” seguendo logiche bulk, sono estremamente rischiose. Se al contrario vanno a costituire un pezzetto della nostra attività di link building, possono contribuire alla creazione di un link profile “sano” e variegato.

Laurence chiede:  “Esempio! Io ho una società di realizzazione siti internet e app. Ho messo all’interno di ogni nostro lavoro il link al realizzatore (addirittura lo abbiamo anche nei nostri contratti). Purtroppo ho notato una penalizzazione nei risultati. Come potresti risolvere questo problema?

Risposta »  Dovrei vedere il caso, ma se ci accorgiamo che una penalizzazione è dovuta a backlink innaturali – come nel caso di firme nei forum o nel footer – la prima cosa da fare è rimuovere il link. Poi magari integrare con il Disavow tool di Google (vedi risposta 3).

Mirco chiede:  “Ho fatto un bell’articolo, posso darlo in uso a qualche sito importante per ripubblicarlo o devo farne uno ex novo altrimenti viene considerato duplicato? Ad esempio, costruire molti avatar che lavorano su diversi siti di settore in cui si parla di un prodotto è penalizzante?

Risposta » Per la prima domanda: sì. Quel contenuto è duplicato. Puoi pero’ farti mettere un backlink al tuo sito e inserire il rel “canonical” sul tuo. Altrimenti devi riscriverlo ogni volta.

Parlare di un prodotto su vari siti, con vari utenti (preferisco non chiamarli avatar… sa di fake!), non è penalizzante di per sé, se ognuno di questi profili partecipa alla conversazione portando valore. Se pero’ questi profili entrano su vari siti e portali e si limitano a spammare la firma o l’url, magari usando la stessa anchor text, ecco che la cosa diventa sospetta agli occhi del motore.

Se per spam sui forum intendi registrarsi, fare pochi post con l’obiettivo di avere un link in firma, sì oggi è visto con molta perplessità dal motore e pertanto puo’ essere rischioso.

Desiree chiede:  “I siti web, italiani soprattutto, tendono a copiare ed elaborare nuovamente il contenuto e non ti danno un link nemmeno morti. Un comportamento molto scorretto, non trovi?

Risposta » Se trovi che qualcuno copia il tuo contenuto e non ti mette il link, ti suggerisco di usare lo strumento di Google contro la violazione del Copyright (in America protetto dal DMCA) che prevede, in caso di verifica affermativa, che il contenuto duplicato sia rimosso dall’indice.

Valerio chiede:  “Le dinamiche del Web Marketing cambiano tra l’Italia e l’estero? Cioè un Web Specialist usa gli stessi strumenti a prescindere dal territorio in cui opera? 

Risposta » Le dinamiche e i tool sono gli stessi, così come le buone pratiche. Google stesso ormai lancia gli aggiornamenti quasi contemporaneamente nei vari Paesi. Quel che cambia è il mercato di riferimento e quindi la competizione. Un mercato come quello USA è molto più agguerrito rispetto a quello italiano, per esempio.

Daniela chiede:   “Se si ha un sito con page rank, per esempio, 3 e si viene linkati da un sito con PR 2 o 1, si viene penalizzati o è sufficiente che non sia proprio zero? Di conseguenza, le piattaforme che propongono di piazzare in automatico banner con link al proprio sito, ma non permettono di tenere sotto controllo chi ci linka, sono da evitare?

Risposta »  Oggi non ha più senso guardare al pagerank come valore importante per la SEO, dal momento che è stato sostituito dal concetto di Trustrank. Detto questo, essere linkati da un sito con pagerank inferiore (o maggiore) al proprio non è penalizzante di per sé, se il link è – o si presenta – naturale agli occhi del motore. Per quanto riguarda i banner, se si vuole fare attività display è bene sapere che non assume efficacia in ottica seo, dal momento che Google sa bene che è una pubblicità a pagamento (in genere esplicita). Personalmente sono contraria ad attività automatiche, che non possono essere controllate. Possono essere rischiose.

Nicolas chiede:  “Google considera i link nofollow?

Risposta » Bella domanda sulla quale la comunità SEO si sta dibattendo da tempo. C’è chi, seguendo le indicazioni di Google, sostiene che il motore non riesce a seguire i link con il no follow. Ma molti seo ritengono che questa istruzione serva a “dichiarare” al motore una certa intenzione (ovvero non seguire quel link), un voler prendere le distanze, ma di fatto lo spider è in grado di passare oltre. Io personalmente propendo per questa seconda interpretazione: credo che la tecnologia del motore sia perfettamente in grado di bypassare questo ostacolo, ma il no follow sia un’istruzione necessaria per evitare di incorrere in situazioni rischiose.

 Nicolas chiede:  “Per creare un sito in lingua è obbligatorio un dominio localizzato a livello di dominio e a livello di locazione server?

Risposta » No. Ti basta anche creare un sottodominio (en.nomesito.com) o una cartella (www.nomesito.com/en). Ad ogni modo, l’ideale è sempre avere un dominio specifico per ogni paese (www.miosito.it, www.miosito.de, www.miosito.co.uk, ecc.). Ricordati che per il posizionamento contano i contenuti e i backlink in quella lingua/Paese dove vuoi emergere.

Erwin chiede:  “Il backlink deve puntare sulla home o sulla landing?” 

Risposta » E’ importante che i backlink puntino dove è più logico e coerente. Se sto parlando di un hotel, è logico linkare la sua home page, ma se sto parlando di un’offerta per Natale, sarà più corretto mettere un backlink verso la pagina “offerte”. In uno scenario naturale, è credibile che molti link siano verso la home page (le persone senza alcuna richiesta di norma lo mettono verso la home), ma con qualche link in profondità. In passato si tendeva a esagerare in senso contrario. Oggi è bene tornare alla naturalezza del link.

Christian chiede:   “Il SEM può andare a migliorare il ranking di un sito web su una determinata parola chiave?

Risposta » Se per SEM intendi attività con Adwords, no. Non c’è collegamento diretto fra annunci a pagamento e posizionamento organico. E’ ovvio che se faccio molta attività di branding nei link sponsorizzati, può capitare che aumenti la notorietà e la conoscenza di un certo brand/azienda, generando maggiori richieste.

Emanuele chiede:  “Dalla mia esperienza mi sembra che il nomedominio (soprattutto se geografico) abbia più peso di quello che in vari blog e anche nei vostri webinar venga rilevato, sbaglio?

Risposta » Il nome di dominio può aiutare il motore (e l’utente) a capire l’argomento di riferimento, ma la presenza della parola chiave strategica all’interno del dominio ha un peso molto minore rispetto a quanto si riteneva in passato, per il posizionamento.

Emanuele chiede:  “E’ prevista una penalizzazione per il macello che si sta creando su Tripadvisor? (recensioni fasulle etc).

Risposta »  Non penso, Tripadvisor ritiene che la percentuale di recensioni false sia minima. Google non penalizza contenuti che sono comunque unici e scritti dagli utenti. Ovviamente sta portando avanti, con Place plus local, il suo sistema di recensioni e rating, che si basa sull’identità di ognuno di noi, che parte dall’account gmail… quindi direi che va oltre a questo problema!
Eugenio chiede:  “Nel mio caso quasi tutti quelli che ci linkano usano il nome del nostro sito (Cure Thalasssemia) come anchor text. Rischiamo che Google la prenda male?

Risposta » Questo comportamento, che si faceva in passato, oggi potrebbe essere rischioso… soprattutto se questi link non sono spontanei. Se pero’ non vedete penalizzazioni o comportamenti strani, non svegliate il can che dorme!

José chiede:  “Come si fa a controllare se sul proprio sito ci sono link in uscita verso siti penalizzanti? E d’altro canto… come si fa a risalire ad eventuali backlink penalizzanti verso il nostro sito?

Risposta »  In genere è Google ci indica quando ci sono comportamenti sospetti. Se il numero di link in entrata o uscita è limitato, basta un controllo manuale. Se cominciano a essere diverse migliaia, è bene aiutarsi con tool appositi. Prima ti scarichi i link e poi li “dai in pasto” a questi robot che li analizzano (vedi risposta 3).

Grazie per le vostre interessanti domande e al prossimo Webinar!

3 Comments

  1. Weekly Shot | 14 – 18 Luglio 2014 | Web Marketing Tools

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