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Lunedì

8

Ott

2007

Guerrilla marketing

La definizione “guerrilla Marketing” evoca echi di sanguinarie battaglie e dinamiche relazionali spietate. Infatti è di una “lotta all’ultimo sangue”, che si tratta: una sorta di “guerra di marketing” condotta con mezzi non convenzionali e senza alcuna inibizione.

Nel corso degli anni ottanta J.C.Levinson definiva questa tecnica come “il Marketing vincente, che le aziende dovrebbero applicare come filosofia a trecentosessanta gradi su strategia, mezzi e strumenti”. Oggi possiamo certamente affermare che queste tecniche di comunicazione non convenzionale consentono di ottenere il massimo della visibilita’e di catturare in pieno l’attenzione degli utenti, con messaggi incisivi e persuasivi. La spettacolarità è l’elemento caratterizzante, che determina un coinvolgimento emotivo e psicofisico da cui è difficile sottrarsi.

Le strategie del “Guerrilla Marketing “ a volte risultano suadenti e ipnotiche, altre volte aggrediscono e colpiscono inaspettatamente i consumatori che finiscono in ambedue i casi col perdere il controllo dei propri sensi e dei propri bisogni, comportandosi secondo schemi previsti e codificati. Sia che risultino “molto piacevoli”, alcune strategie di mercato, oppure “molto disgustose”, rimangono impresse comunque: questo è ciò che realmente importa , che se ne parli.

Oggi il “Guerrilla Marketing” non viene disdegnato né dalle piccole aziende, né dalle grandi multinazionali.
L’obiettivo del Guerrilla Marketing come vera e propria forma comunicativa fu definito da Levinson nel 1984 come “achieving conventional goals, such as profits and joy, with unconventional methods, such as investingenergy enstead of money”, cioè raggiungere obiettivi convenzionali, come profitti e successo, con metodi non convenzionali, investendo energia anziché soldi. Nel corso del tempo, sia negli Stati Uniti, sia nel resto del mondo si è assistito a varie forme di applicazione di tale strategia.